Chiesa parrocchiale per il borgo La Martella

Luogo: Matera, via Moncenisio

Autore: Ludovico Quaroni

Cronologia: 1951 | 1953

Itinerari: Architetture per la collettività

Uso: luogo di culto

La chiesa progettata da Ludovico Quaroni fa parte degli edifici di servizio previsti dal programma edilizio dei borghi residenziali Unrra-Casas. Collocata al centro del villaggio La Martella, sulla sommità di una collinetta, risulta sempre visibile anche da grandi distanze, spiccando nel panorama della valle del Bradano.

La chiesa de La Martella, dedicata a San Vincenzo de’ Paoli, è il primo esempio di architettura religiosa progettata da Quaroni. L’architetto romano articola lo spazio distinguendo l’aula dal presbiterio: la prima è collocata all’interno di un corpo basso che si estende all’esterno in un sagrato coperto, il secondo si sviluppa al di sotto del volume verticale a pianta quadrata, che assume anche il ruolo di torre campanaria.

L’esterno è definito, come il resto del borgo, dal linguaggio povero proprio del neorealismo. Alcuni stilemi modernisti riecheggiano nella libertà compositiva, nell’impiego di caditoie scultoree e nell’uso sapiente delle proprietà dell’acciaio, adoperato per conferire resistenza elastica all’esile pensilina che apre verso il sagrato. Il dato neorealista emerge anche nell’uso di pochi materiali: l’intonaco bianco che caratterizza i fronti laterali; l’opus incertum in pietra locale per il muro che sorregge il portico e l’attacco a terra.

La giustapposizione delle due parti volumetriche è molto chiara: il volume basso corrisponde alla sala e quello verticale alla torre campanaria. Quest’ultima assume un aspetto che ricorda quello di un granaio e con i suoi 20 metri di altezza svetta rispetto al corpo dell’aula, dalla quale si differenzia anche nell’uso del materiale, essendo realizzata in blocchetti di tufo lasciati a vista.

Tre ampie scale conducono dal piano urbano al sagrato coperto, dal quale si accede alla navata. Le scale, disposte sui tre lati del sagrato aperti verso la città, denotano una chiara intenzione di radicare la chiesa al proprio luogo di appartenenza.

All’interno la distinzione tra l’aula e il tiburio è evidente. La sala è lo spazio destinato ai fedeli, assume una dimensione più compressa, è coperta da un tetto a tre falde che orienta lo sguardo verso l’altare. Essa rispecchia lo stesso stile essenziale e povero dell’esterno: le pareti, intonacate di bianco, sono prive di decorazione e di aperture ad eccezione della porta centrale, schermata da una tenda azzurra.

Al centro, il crocifisso scolpito da Giorgio Quaroni, sospeso sull’altare, domina lo spazio del presbiterio ponendosi come centro visivo dell’assemblea.

Il presbiterio è uno spazio che si sviluppa in verticale, inondato dalla luce che proviene dall’alto; qui, oltre che nelle lavorazioni del portale, si concentrano gli interventi artistici presenti nella chiesa.

L’intero presbiterio è rivestito di ceramiche maiolicate, dipinte da Pietro Cascella, che reinterpretano motivi tipici dell’iconografia locale.

 
Testo Gianpaola Spirito
Foto di Alessandro Lanzetta